Image and video hosting by TinyPic Lilypie 2° comp Ticker NeonatiPrematuri | Il Cannocchiale blog .

i neonati + fragili e bisognosi di tanto amore
9 dicembre 2010
vi aspetto qui mamme


il blog si e trasferito qui http://blog.libero.it/babybebe



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4 maggio 2009
Neonati prematuri e vaccino

I neonati prematuri possono essere vaccinati come gli altri bambini,non ci sono differenze per quanto riguarda il calendario da seguire per le vaccinazioni sia obbligatorie e facoltative.Il basso peso corporeo dei prematuri,non influenza di solito la risposta positiva verso le vaccinazioni,in genere i prematuri sono vaccinati in base alla loro età cronologica,calcolatà dal giorno della nascita,e utilizzando le stesse dosi dei neonati a termine. Solo in caso di problemi particolari del bimbo che richiedono il ricovero in ospedale,e le prime vaccinazioni possono slittare e avvenire anche dopo i primi 3 mesi.

 

http://teddyandme.absolutewebhosting.co.uk/graphics/premature%20baby%20f.jpg




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8 marzo 2009
LEGGETE QUI
Ciao a tutti i visitatori del mio blog leggetevi questa bella storia...io mi sono commossa leggendola...spero sia lo stesso per voi http://www.scribd.com/doc/416927/Odore-di-pioggia

 




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16 settembre 2008
GRZ X LE 1000 VISITE
 





BABY WINNIE




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11 settembre 2008
Parma, operato neonato
 Parma, operato al Maggiore un neonato di 655 grammi: aveva una rara patologia. L'intervento è stato effettuato su un prematuro, con una occlusione intestinale, nato alla ventiseiesima settimana di gravidanza.

Un neonato di 655 grammi è stato operato da una équipe della U.O. Chirurgia pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma per risolvere un’occlusione intestinale. La particolarità dell’intervento effettuato è dovuta alla patologia, rarissima in un bimbo sotto i tre mesi, abbinata al modesto peso del piccolo paziente.

Il bambino, nato prematuro alla ventiseiesima settimana di gravidanza, presentava segni di occlusione intestinale persistente e quindi i medici della Chirurgia pediatrica diretta da Carmine Del Rossi hanno deciso di operarlo in anestesia generale già una settimana dopo la nascita. Si trattava di una occlusione intestinale meccanica, dovuta a una patologia molto rara, l’invaginazione ileo-ileale, che si presenta quando un’ansa dell’intestino entra in quella successiva creando un ostacolo nel percorso intestinale.

L’occlusione è stata risolta chirurgicamente e dopo alcuni giorni è stato possibile alimentare regolarmente il neonato, che è stato dimesso dopo circa due mesi, quando aveva raggiunto un peso di 2 chilogrammi.
Il decorso è stato regolare: oggi il piccolo, che risiede nella provincia di Parma, pesa circa 3 kg e le sue condizioni di salute sono buone.

L’intervento è stato eseguito da Emilio Casolari (U.O. Chirurgia pediatrica), con il supporto dell’anestesista Daniele Barantani (U.O. 1° Anestesia e rianimazione) e in collaborazione con i medici della Neonatologia diretta da Giulio Bevilacqua e della Terapia intensiva neonatale affidata a Enrico Volante, che hanno garantito l’assistenza pre e post-operatoria. L’operazione, durata circa un’ora, ha richiesto l’utilizzo di un microscopio e l’apposito riscaldamento della sala operatoria, perché il meccanismo di termoregolazione nei neonati prematuri è molto delicato.

Nel 2007 al Maggiore sono nati venti bambini prematuri di 600 grammi e solo in tre casi è stato necessario intervenire chirurgicamente, per patologie addominali. La difficoltà in questi casi consiste nella capacità di scegliere qual è il momento migliore per operare, tenendo conto anche delle condizioni cardiache e respiratorie dei neonati prematuri, che rimangono sempre critiche quando il peso è inferiore a 1 chilogrammo.



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11 settembre 2008
PER RACCONTARMI LE ESPERIENZE E ALTRO SUI PREMATURI

Se volete raccontarmi la vostra esperienza o qualcosa che sapete sui neonati prematuri...scrivetemi a questa email...

neonatiprematuri@yahoo.it

prematuro




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28 aprile 2008
DANIELE

Questa storia mi e stata raccontata dalla mamma di Daniele e presa dal suo sito....
www.danielenegro.it ...visitatelo questo sito e poi Daniele e davvero un bel bambino...

nato il 23 febbraio 2005 alle ore 16.15, presso il Policlinico “San Matteo” di Pavia, alla 23° settimana + 4 gg di gestazione a causa di una Hellp Sindrome.

E' venuto al mondo con taglio cesareo d’urgenza, peso solo 560 gr, lungo 32 cm e la mia circonferenza cranica è di 21 cm;

Appena giunta al Policlinico San Matteo di Pavia, dopo vari accertamenti urgenti, la sua Mamma viene sistemata in una stanza del Comparto Operatorio, in attesa dei risultati. Le fa forza e le dà coraggio il suo Papà al quale permettono di starle vicino.

Tra i tanti medici che si alternano per comunicare ai suoi genitori l’evolversi della situazione, vi è anche un Neonatologo, il quale li informa che, causa la mia estrema prematurità, la speranza che io sopravviva è ridotta ad un lumicino, e che effettuano il parto cesareo solo per salvare la vita alla sua Mamma.

I miei genitori sono disperati, la Mamma piange e non vuole sottoporsi all’intervento per salvare la mia Vita. (questo si che e amore materno).

Dopo 4 ore circa di tentativi per poter prolungare la gestazione e quindi regalargli qualche speranza in più, la situazione si aggrava e i medici procedono al parto d’urgenza.

Al momento della mia nascita, in Sala Parto è presente un Neonatologo al quale è affidato per le prime cure: lo rianimano, lo ventilalo e lo adagiano in un’incubatrice adatta al trasporto e lo trasferiscono immediatamente nel Reparto di Patologia Neonatale - Terapia Intensiva e Rianimazione.

Il suo papà e la mia nonna materna sono i primi a vederlo poiché sono in trepidante attesa fuori dalla Sala Parto per conoscere le sue sorti e quelle della sua mamma .

La sua mamma invece lo può vedere soltanto dopo otto giorni poiché l’intervento è stato molto rischioso: viene ricoverata prima nel Reparto di Rianimazione dove rimane due giorni e poi in Ginecologia e la degenza si presenta lunga. Però il suo papà mi scatta le prime foto e nel vederle la mamma si commuove e si mette a piangere.

Da quel giorno i medici e gli infermieri del Reparto diventano la sua seconda famiglia, curandomi e volendomi bene come a un figlio, non a caso all’ingresso del Reparto campeggia una toccante frase: "NOI CURIAMO DEI FIGLI E NON DEI PAZIENTI"...(e proprio bella questa frase)...

In quei 107 giorni di degenza ha affrontato grandi e piccoli problemi, ma la sua voglia di vivere e di farcela ha superato ogni difficoltà.

Dopo i primi esami clinici gli hanno riscontrato la previetà del "Dotto arterioso di Botallo", che con terapie farmacologiche si è chiuso in pochi giorni, "grave distress respiratorio", "ittero del prematuro" ed "emorragia cerebrale".

Durante il decorso clinico sono emerse altre problematiche quali "anemia del prematuro", per la quale ha dovuto effettuare varie trasfusioni, "broncodisplasia polmonare", "malattia delle membrane ialine", "convulsioni neonatali", "ernia inguinale bilaterale", "retinopatia del prematuro" per la quale ancora oggi sta effettuando dei controlli, e che si sta evolvendo positivamente; inoltre ha contratto una grave "sepsi da candida" curata con una lunga antibioticoterapia.

Per i primi 40 giorni è rimasto intubato, necessitando di un’alta percentuale di ossigeno, tra il 70 e l’80 %, per poi essere estubato e posto in CPAP (ventilazione meccanica tramite mascherina nasale) per ulteriori 30 giorni.

Ma la sua vittoria più importante risale al 5 maggio quando ha cominciato a respirare da solo senza l’aiuto di alcun macchinario, necessitando solo a tratti di ossigeno in culla per una percentuale tra il 21 e il 24 %.

Il giorno che i suoi genitori non dimenticheranno mai è sicuramente il 23 maggio quando, con enorme sorpresa, lo hanno trovato in una bella culla nel reparto subintensivo, primo passo verso casa.

Il 1° giungo il suo Papà risponde con il cuore in gola ad una telefonata dell’ospedale; è la Dottoressa Zanette, che gli comunica che ha raggiunto il peso necessario per la dimissione, ma dato che io mi alimento ancora con il sondino e succhio solo pochi grammi di latte a pasto, propone alla Mamma di ricoverarsi per aiutarlo a stimolare la suzione e imparare dalle infermiere le terapie che dovrà fare a casa.

Già dal giorno successivo riesce senza sondino a succhiare tutto il biberon, senza alcun problema. Cosi la degenza della Mamma dura circa una settimana e il 9 giugno 2005 viene dimesso dopo gli ultimi controlli di routine che danno esito favorevole.

E può andare a casa sua...finalmente...

Quanta paura ha fatto prendere ai suoi genitori! ! ! !

Quante notti in bianco hanno trascorso, sempre attaccati al telefono, sperando di non ricevere telefonate dall’ospedale, quante ansie e preoccupazioni, quanti momenti di sconforto alle parole pessimiste dei medici, quanto peregrinare da casa all’ospedale, tanti e tanti chilometri per poterlo vedere solo un paio d’ore al giorno.

Quanti giorni passati a piangere con la paura di non poterlo mai abbracciare e vederlo crescere, quanto dolore per il distacco subito, quanti sensi di colpa per non averlo saputo proteggere, vivere giorno per giorno nella speranza che quello successivo sia migliore del precedente.

Quanta gioia per i suoi piccoli progressi, per la prima marsupio terapia, per i suoi costanti aumenti di peso, per le prime parole positive e di speranza dei medici che finalmente dopo tanti mesi cominciavano a pronunciarsi favorevolmente, sino alla grande emozione per il rientro a casa.


Ora il piccolo Daniele ha 3 anni...e sta benone....




 




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25 aprile 2008
Neonati prematuri, «rianimare sempre»
 Notizia presa dal web


 

Tutti i bambini nati vivi devono essere rianimati. Il soccorso deve essere immediato (sono sufficienti pochi secondi di incertezza per mettere a rischio la loro sopravvivenza). Solo più tardi, a bocce ferme, i medici valuteranno se è il caso o meno di proseguire le cure. È, in vulgata, quanto hanno affermato in un documento ginecologi, ostetrici e neonatologi delle quattro università romane: Sapienza, Tor Vergata, Cattolica e Campus Biomedico. Secondo i medici romani il soccorso iniziale è dovuto indipendentemente dalla volontà dei genitori.

Il documento, diffuso in occasione della Giornata della vita, sembrerebbe appoggiare le conclusioni cui sarebbe arrivato in questi giorni anche il Comitato nazionale di bioetica, chiamato a ragionare dal punto di vista etico sul trattamento dei neonati estremamente prematuri. Secondo fonti ufficiose la bozza elaborata dal Comitato sosterrebbe più o meno questo: la valutazione dei parametri vitali fatta alla nascita non può assumere il valore rigoroso di una prognosi, né giustificare la desistenza terapeutica; anzi, anche in caso di bambini nati dopo la 22ª e 23ª settimana di gestazione (la cosiddetta zona grigia, dove la possibilità di sopravvivenza è limitata e c’è il rischio di handicap) le cure sono dovute. Insomma, per parafrasare un motto latino in dubio, pro vita né, sul destino del proprio figlio, può essere vincolante il parere dei genitori; naturalmente, l’attività dei medici non dovrà mai sfociare in «accanimento terapeutico».

Il documento dei ginecologi e neonatologi romani non è piaciuto al ministro della Sanità Livia Turco che, pur riconoscendo il dovere di rianimare i feti ritiene che «sia una crudeltà insensata (…) farlo contro la volontà della madre».

Il dibattito sul destino dei bambini nati pre-termine tiene banco da due anni. Ed è partito proprio dalla Toscana, dal documento noto come Carta di Firenze sottoscritto da rappresentanti di alcune società scientifiche nel febbraio 2006 al termine di un convegno svoltosi all’Istituto degli Innocenti di Firenze. Il documento, utilizzando come fonte per la valutazione della speranza di vita e degli esiti dei bambini fortemente prematuri uno studio inglese pubblicato nel 2000 su dati del 1995, definì «di incerta vitalità» i nati prematuri a 22-25 settimane e «straordinarie» le cure loro eventualmente prestate, suggerendo ai medici di non rianimare mai i neonati di 22 e 23 settimane e di rianimare quelli di 24 settimane solamente nel caso di segni obiettivi di ripresa, agendo comunque «in armonia» coi genitori. Ai firmatari della Carta di Firenze rispose con una lettera aperta sottoscritta da 200 neonatologi l’associazione di operatori sanitari «Medicina & Persona» secondo cui in quel documento si trovavano «errori statistici ed epidemiologici», oltre a omissioni bibliografiche. Secondo Medicina & Persona «non è accettabile infatti astenersi preventivamente dalla cura per motivi medico-legali e/o economici. […] Compito della medicina è “prendersi cura sempre” (guarire quando possibile), cercando di superare il limite rappresentato dalla malattia».

Un mese dopo fu stilata a Siena la Carta dei diritti del neonato che stabiliva anche per il neonato a prognosi gravemente patologica il diritto «a non vedersi sospendere le cure, ma a ricevere tutta l’assistenza adeguata al caso», oltre che a non essere sottoposto ad accanimento terapeutico in caso di stato terminale.

Al termine di un convegno svoltosi a Roma nel 2006 i neonatologi stilarono delle linee-guida basate non più su un criterio probabilistico rivisto al ribasso, basato sulle settimane di gestazione, ma una valutazione da effettuare «caso per caso» e capace di rispettare la persona, la sacralità della vita e la morte.

Più o meno alle stesse conclusioni arrivarono, nel dicembre 2006, gli esperti riunitisi in un convegno a Bologna: di fronte a neonati altamente prematuri occorre attivare un percorso terapeutico individuale; né può incidere sulla scelta del medico di andar avanti o meno con le cure ogni tipo di previsione sulla qualità della vita che il futuro riserverà al bambino (e alla sua famiglia chiamato ad accudirlo). Nel febbraio 2007 è giunto poi come un terremoto il caso del piccolo Tommaso, ai cui genitori era stata comunicata la diagnosi prenatale di possibile atresia esofagea, una malformazione correggibile chirurgicamente dopo la nascita. Il piccolo è stato abortito all’ospedale di Careggi alla 23° settimana, ma è nato vivo, sano, senza la malformazione temuta; per carenza di posti è stato trasferito al Meyer, dove è morto dopo sei giorni.

Le polemiche suscitate dal caso hanno indotto il ministro della salute Turco a istituire un gruppo di lavoro di esperti per redigere delle raccomandazioni «rivolte agli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato estremamente pretermine». Tale organismo, presieduto dal presidente del Consiglio Superiore di Sanità, professor Cuccurullo, internista, e dalla dottoressa Maura Cossutta, ematologa (ed ex parlamentare dei Comunisti italiani, ndr) ha presentato il proprio documento il 22 gennaio di quest’anno. In esso si afferma che ai neonati nati alla 22° settimana «devono essere offerte solo le cure compassionevoli, salvo in quei casi, del tutto eccezionali, che mostrassero capacità vitali»; alla 23° settimana «quando sussistano condizioni di vitalità, il neonatologo, coinvolgendo i genitori nel processo decisionale, deve attuare adeguata assistenza, che sarà proseguita solo se efficace»; alla 25° settimana «il trattamento intensivo è sempre indicato e va proseguito in relazione alla sua efficacia». Le conclusioni del gruppo di lavoro, che devono essere approvate dal Consiglio Superiore di Sanità, pur mostrandosi tiepidamente favorevoli a dare una chance ai bambini fortemente prematuri di 22 e 23 settimane, tornano dunque a sposare la stessa logica probabilistica della carta di Firenze.

IL DOCUMENTO
Questo il testo sottoscritto a Roma il 2 febbraio scorso da direttori e professori delle cliniche di ostetricia e ginecologia di quattro Università romane (Tor Vergata, La Sapienza, Cattolica e Campus Biomedico.): Domenico Arduini, Emilio Piccione, Giovanni Scambia, Massimo Moscarini, Giuseppe Benagiano, Pierluigi Benedetti, Giuseppe Angioli.
Con il momento della nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all’assistenza sanitaria. Pertanto un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente.
L’attività rianimatoria esercitata alla nascita dà quindi il tempo necessario per una migliore valutazione delle condizioni cliniche, della risposta alla terapia intensiva e della possibilità di sopravvivenza e permette di discutere il caso con il personale dell’Unità ed i genitori. Se ci si rendesse conto dell’inutilità degli sforzi terapeutici, bisogna evitare ad ogni costo che le cure intensive possano trasformarsi in accanimento terapeutico».

COSI' NEL MONDO
Da una recente (Pediatrics 2008) revisione della linee-guida adottate in diversi paesi emerge come ci sia un generale accordo nel considerare adeguate le cure intensive dopo le 25 settimane. Al di sotto di questa soglia ci sono grosse differenze: in Canada è prevista la rianimazione anche a 22 settimane (solo su richiesta dei genitori), negli Stati Uniti si consigliano solo cure compassionevoli quando il neonato ha meno di 23 settimane o un peso inferiore a 400 grammi, anche se l’American College of Ostetricians and Gynecologists raccomanda di scegliere caso per caso.

In Germania le cure intensive sono consigliate solo dopo la 24 settimana.

In Olanda il limite per l’assistenza neonatale è fissato a 25 settimane. In questo Paese esiste un protocollo che regolamenta l’attuazione dell’eutanasia neonatale applicabile anche a quei neonati che indipendentemente dall’età gestazionale, potrebbero sopravivere grazie alle cure intensive ma con incerta «qualità della vita» per i quali allora «genitori e medici possono essere d’accordo sul fatto che la morte sia nel miglior interesse del bambino stesso».

In Svizzera si pone come limite per la rianimazione neonatale quello della 25° settimana e nelle Raccomandazioni pubblicate nel 2002 si sottolinea che questo ha lo scopo di «prevenire una sopravvivenza con handicaps».

Anche in Belgio l’assistenza ai prematuri è prevista solo dopo la 25° settimana e anche in questo paese le morti dei neonati e dei bambini nel primo anno di vita è comunemente preceduta da una «decisione di fine vita».

In Gran Bretagna il Nuffield Council of Bioethics (prestigioso Istituto di bioetica inglese) ha reso pubblico un rapporto con il quale suggerisce ai medici di non rianimare i neonati nati sotto le 22 settimane di età gestazionale, di non prestare cure intensive a quelli nati tra 22 e 23 settimane (a meno che non lo chiedano i genitori ed i medici siano d’accordo), di prestare le cure intensive a quelli di 24 e 25 settimane a meno che i genito­ri e medici concordino sul fatto che non vi sono speranze di sopravvivenza, men­tre è obbligatorio prestare le cure intensive ai neonati nati dopo la 25 settimana di gestazione. Da una revisione pubblicata recentemente relativa alla sopravvivenza dei prematuri in Gran Bretagna si parla di un significativo aumento della stessa tra 22 e 25 settimane senza, tra l’altro, un aumento della presenza di handicap.

In Francia si ritiene che il limite di vitalità sia tra 22 e 24 settimane e che tra 24 e 26 la sopravvivenza dipenda da molti fattori, ma soprattutto si pensa che i medici debbano valutare quale sia il miglior interesse del neonato in base alla sua «qualità della vita». È allora possibile la sospensione delle cure, dopo avere parlato con i genitori, ma comunque da intendersi come «decisione medica» e non stupiscono allora le parole del collega francese (in parte già ricordate) che afferma addirittura che è «molto più rischioso per una famiglia vivere con un bambino gravemente handicappato che… si preferisce la morte ad un handicap profondo».

SCIENZA E VITA
Oggi le possibilità di sopravvivenza vanno dal 5 al 60% Perché non provarci?
Ogni cento bambini nati dopo 22 settimane e 6 giorni di gestazione, cinque sopravvivono grazie a cure intensive: perché, dunque, abbandonarli a priori? Se lo chiede il dottor Renzo Puccetti, 42 anni, pisano, medico internista, segretario dell’associazione Scienza & Vita di Pisa e Livorno.

Dottor Puccetti, cosa dice la letteratura internazionale a proposito dei bambini nati fortemente prematuri?

«Secondo i dati provenienti da 600 cliniche nel mondo raccolti nel Vermont Oxford Network, la sopravvivenza a 22 settimane è del 5%, sale al 30% nei nati a 23 settimane e arriva al 60% nei bambini nati a 24 settimane di gestazione. In una casistica condotta analizzando 19.507 neonati ammessi in 17 reparti di cure intensive neonatali in Canada sono sopravvissuti e sono stati dimessi dal reparto il 14% dei neonati a 22 settimane, il 40% a 23 settimane e quasi il 60% a 24 settimane».

Dunque: perché non provarci?

«Sapete quant’è la probabilità di sopravvivenza di un adulto sottoposto a rianimazione cardio-polmonare? È pari al 6,5- 15%. Ma quale medico degno di questo nome si sognerebbe di proporre di abbandonare il paziente perché le probabilità di successo della rianimazione sono scarse? Chi non effettuerebbe il massaggio cardiaco per evitare che all’eventuale successo della manovra facesse seguito, comunque, un deficit neurologico?».

L’altra faccia della medaglia… i bambini non voluti. Ha suscitato molto clamore il caso del piccolo Tommaso, ai cui genitori era stata comunicata la diagnosi prenatale di una possibile atresia esofagea. Il piccolo, abortito all’ospedale di Careggi alla 23ª settimana, nato vivo, sano, senza la malformazione temuta, trasferito al Meyer e qui morto dopo sei giorni…

«Purtroppo il caso del piccolo Tommaso non è un evento eccezionale. In Inghilterra è stato da poco pubblicato un rapporto ufficiale che indica in 66 i bambini nati vivi e deceduti dopo un aborto volontario, di cui 50 prima delle 22 settimane».

La legge 194 stabilisce che «quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di grave pericolo per la vita della donna»…

«La regione Lombardia ha preso atto delle nuove acquisizioni, stilando una direttiva che stabilisce, in ossequio alla legge 194, che non si possano effettuare interruzioni di gravidanza oltre le 22 settimane e 3 giorni di gestazione, tranne, appunto, i casi d’imminente pericolo per la vita della madre. Si tratta di un primo passo, ma ancora insufficiente se consideriamo che in alcune casistiche giapponesi vi sono sopravvivenze del 5% anche per epoche gestazionali di 20 settimane ed errori nella valutazione dell’età gestazionale sono tutt’altro che eccezionali, da cui la necessità scientifica di un maggiore abbassamento di garanzia del limite di aborto. Nella sola Italia se si fosse abbassato a non oltre 21 settimane il limite post-quem l’aborto non è più possibile (salvo pericolo per la vita della mamma) sarebbero stati salvati in un anno 869 bambini ».

Una valutazione, questa, su cui la comunità scientifica (e anche quella politica) è però divisa…

«Posso avanzare un sospetto? L’ecografia morfologica, una procedura per lo studio delle strutture anatomiche fetali che consente lo screening e la diagnosi di eventuali malformazioni del feto, viene comunemente eseguita alla 20-22° settimana. È evidente che avvicinare a questo periodo della gravidanza il momento in cui, per la possibile vitalità del feto, l’aborto non è più consentito, rappresenta per alcuni un’intollerabile minaccia, da scongiurare in ogni modo».

PARLA LA NEONATOLOGA
Neonatologia è un luogo in cui il filo che separa la vita dalla morte è così sottile da apparire quasi… inesistente. Ne è consapevole Laura Guerrini, neonatologa, ogni giorno impegnata nel reparto di terapia intensiva al «Santa Chiara» a Pisa.

Dottoressa Guerrini: chi può decidere se ad un neonato gravemente pretermine debbono essere praticate o meno cure intensive?

«Il neonatologo. È lui che ha le competenze per capire se quel bambino che ha di fronte mostra dei segni di vitalità: allora non potrà fare altro che iniziare le manovre di rianimazione riservandosi poi di valutare la risposta successiva del piccolo paziente, pronto a fermarsi qualora si rendesse conto che gli sforzi terapeutici risultino inutili per quel bambino. Vi assicuro, e vorrei con questo rassicurare tutti, che nelle Terapie intensive neonatali non ci sono dei “mostri” che si accaniscono o sperimentano su questi bambini, ma dei medici che con la massima professionalità possibile si prodigano nella speranza di aiutare queste vite, vite delle quali sentiamo la responsabilità».

Alcuni asseriscono che ci vorrebbero incontri collegiali per decidere cosa fare…

«Io credo che non dovremo dimenticare che, per le caratteristiche dei nostri pazienti, le condizioni cliniche possono variare in modo estremamente repentino e, di conseguenza, quello che era giusto, ad esempio, ad inizio turno può non esserlo più dopo poche ore. È allora fondamentale la formazione personale (umana e professionale) del personale sanitario per essere capaci di “reagire bene” di fronte all’urgenza, senza cadere nei due eccessi dell’accanimento o dell’abbandono. Certo alcuni strumenti potrebbero essere utili (come lo sviluppo dei Comitati di bioetica all’interno degli ospedali) ma dovrà essere sempre il medico a decidere in coscienza la cosa giusta da fare per quel singolo paziente».

E i genitori? Sono sufficientemente lucidi per decidere in pochi secondi per il sì o per il no alla vita?

«Chi afferma di sì commette una grande ipocrisia: i genitori sono assolutamente impreparati ad affrontare una situazione così drammatica (siano essi stessi… dei medici), vivono una situazione di grande stress psicofisico e spesso anche dopo il primo colloquio, con il bambino già nato, si rendono conto solo in parte di cosa sta succedendo. In queste condizioni sono facile preda del messaggio che noi medici siamo in grado di mandare: con onestà dovremmo ammettere che il modo con cui comunichiamo con loro, il tono della nostra voce, lo sguardo … insomma tutto di noi può mandare dei messaggi che possono incidere in modo decisivo. Certo, i genitori hanno il diritto di essere informati in modo esaustivo sulle condizioni cliniche del loro bambino ma dovremo ricordare che anche il Codice deontologico (art. 33) parla di “prudenza” nella comunicazione di “prognosi gravi o tali da poter procurare preoccupazione e sofferenza” aggiungendo anche che non devono essere esclusi “elementi di speranza”».

Si dice: no a cure intensive perché il bambino soffre... ma il piccolo può soffrire?

«Contrariamente a quanto si riteneva alcuni anni fa, oggi sappiamo che il neonato, anche un piccolo prematuro, prova dolore. Nei nostri reparti, però, ci siamo dotati di vari strumenti analgesici (farmacologici e no) per evitarlo. Più complicato è il discorso della “sofferenza” che implica la conoscenza del proprio stato e della prognosi e che quindi non è una categoria applicabile al neonato. Penso allora che la sofferenza possa essere di noi medici e sicuramente sarà dei genitori. In questi anni di lavoro in Terapia intensiva neonatale devo riconoscere che difficilmente i genitori ci chiedono di sospendere le cure anzi è molto probabile che non accettino il fatto che per il loro bambino non ci sia più niente da fare e se è vero che si assicurano che il piccolo non provi dolore è soprattutto vero che quello che vogliono è potersi sentire genitori anche se la vita del figlio è destinata ad esaurirsi presto».

La dottoressa Guerrini prende nel cassetto la lettera di una mamma indirizzata ad una figlia che non c’è più. Siamo autorizzati a pubblicarla. È il ricordo di Gloria Maria, tornata fra gli angeli. «Gloria Maria – scrive sua madre – ci ha lasciato dopo soli dodici giorni di vita… spero di averle fatto sentire che l’amavo, di un amore profondo che mi portava a coprire di baci il suo esile corpicino sofferente, nella consapevolezza che il giorno seguente, forse, non sarei stata più in tempo per stringere quella manina e sentire quel cuoricino battere forte».

LA TESTIMONIANZA
Mario e Marta sono gemelli. Nessuno dei due sa chi è più fortunato dell’altro. Marta per la sua vita normale… gli studi, le amicizie, la sua gioia di vivere, e forse anche per il fratello, sensibile e affettuoso, sentimenti che esprime a modo suo, ma che in casa hanno imparato a leggere, eccome. Dario, cui una sofferenza neonatale ha procurato la tetraparesi spastica, per l’affetto che, giorno dopo giorno, le mostrano la sorella, i genitori, e molte altre persone. Papà Orlando, dipendente della Asl (dunque, come si dice in questi casi… un addetto ai lavori) da alcuni anni ha cominciato a scrivere su un quaderno aneddoti, emozioni, ricordi, momenti vissuti con Dario e nella società. Ne è nato il libro Oltre le barriere della mente (edizioni Del Cerro), un piccolo contributo per «accogliere e lasciarsi provocare dalla disabilità».

Siamo in casa Quaglierini. Una famiglia serena. Orlando stringe a sé la moglie Maria Gloria. «Se venti anni fa – dice – i medici ci avessero prospettato se tenere o meno nostro figlio, non so cosa avremmo riposto. Sappiamo però come avremmo risposto oggi: Dario è per noi un ragazzo meraviglioso. Dobbiamo a lui se siamo cresciuti come genitori, in maturità e sensibilità».

Certo, venti anni a fianco di un portatore di handicap grave non sono uno scherzo. «Abbiamo avuto momenti di sconforto – ammette il padre di Dario – ci è stata molto di aiuto, in questo senso, la sorella. Prima inconsapevolmente: il suo sorriso solare, la sua vivacità, esigevano una risposta e, dunque, anche una reazione; col tempo, poi, consapevolmente, Marta si è inserita perfettamente nelle dinamiche familiari in qualche modo da modificate la presenza del fratello».

Nel libro, Orlando Quaglierini ragiona sulla reazione delle istituzioni (enti locali, scuole) di fronte ad un diversamente abile: interventi tangibili come la fornitura di carrozzine, indennità economiche, trattamenti riabilitativi, cure specialistiche, persino ascensori per l’abbattimento di barriere architettoniche… «interventi che necessitano di una buona legge e della sua copertura finanziaria»; ma il diversamente abile ha anche necessità di un altro tipo di interventi - dice Orlando – le relazioni umane, la qualità dei rapporti: «e questo, non c’è nessuna legge che può garantirli».

Ne ha beneficiato Dario fino ad oggi? «In alcuni momenti ci siamo sentiti soli. Ma in venti anni abbiamo anche incontrato persone meravigliose: insegnanti, bidelle, logopediste, fisioterapiste, obiettori di coscienza: giovani e medici straordinari, insieme a persone meno straordinarie. Ma, credetemi, in fondo all’espressione il risultato è nettamente positivo». Orlando cita il libro «Nati due volte»: «I figli diversamente abili nascono due volte: la prima volta è come li fa la natura; la seconda è come li plasma l’amore». Sarà per questo che Dario oggi è «un gran ruffiano. Sereno». «A volte – dice Orlano Quaglierini – ci ritroviamo insieme a famiglie che vivono la nostra stessa situazione. Ci dicono: “ecco i nostri compagni di sventura”. Beh, noi non ci sentiamo puniti dalla vita, né in disgrazia. Ma semplici “compagni di viaggio”».




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25 aprile 2008
DAL CORRIERE DELLA SERA

Neonati prematuri, nuovi confini
«Rianimazione solo dopo 23 settimane». I medici verso un documento nazionale


Non deve scendere al di sotto delle 23 settimane l'asticella della vita. Tranne che in situazioni eccezionali, la rianimazione di creature così piccole non è indicata. Diverso invece l'intervento su un bambino che nasce dopo 24 e 25 settimane di gestazione: sì alla terapia intensiva continuata. Parte da qui la discussione sulle cure per i prematuri di peso estremamente basso - 22-25 settimane - che condurrà a un documento nazionale. Gli esperti della medicina perinatale si vogliono dare un indirizzo a sostegno di decisioni difficili nelle ore immediatamente successive al parto.

Il punto di partenza è la Carta di Firenze, elaborata nel 2004 da un gruppo coordinato dal professor Gianpaolo Donzelli, neonatologo dell'ospedale pediatrico Meyer. Il ministro della Salute Livia Turco alcuni mesi fa ha nominato una commissione per aggiornarla, dopo la vicenda del bambino destinato all'aborto terapeutico, nato sano anziché con atresia all'esofago, morto pochi giorni dopo un'inutile assistenza straordinaria. Molti Paesi, soprattutto quelli nordici, non solo l'Olanda (la più rigida) hanno individuato uno spartiacque, una linea di confine. L'Italia non ancora perché, come dice Donzelli «la nostra realtà è particolare, non siamo calvinisti né protestanti, bisogna giungere a compromessi». Da noi prevale un'attitudine alla rianimazione.

Parliamo di bambini partoriti con ampio anticipo, ben quattro mesi e mezzo prima di quanto sia previsto per l'uomo, sui quali pesa una prognosi incerta. Oggi le tecniche impiegate per supportare le funzioni vitali si sono evolute a tal punto da consentire il «superamento dei limiti dell'agire medico» che può configurarsi come accanimento. Ci sono casi invece che suggerirebbero un'assistenza amorevole, palliativa, senza forzature.

La discussione è all'inizio. Neonatologi, ginecologi, medici legali cercano una condivisione per arrivare a posizioni di massima che tengano conto dell'estrema imprevedibilità di ogni singola situazione. Si vanno delineando delle «attitudini» nella sostanza non molto distanti dalla Carta di Firenze. A 22 settimane solo palliazione. A 23 la rianimazione non sarebbe in genere opportuna salvo i casi in cui il bambino mostri segni di vitalità (respiro, attività cardiaca, movimento). A 24 settimane «il trattamento intensivo è sempre indicato», a 25 occorrono cure intensive. Un nuovo confronto su questi temi si è svolto a Padova, nel convegno su etica in neonatologia organizzato dall'Università. Claudio Fabris, presidente della società italiana di neonatologia, è contrario a distinzioni nette: «Non dobbiamo basarci su una valutazione statistica, ma sulla prognosi individuale. I genitori vanno coinvolti senza che però gravi su di loro il peso delle decisioni, sempre di carattere medico. Ogni bimbo ha una sua storia, una sua famiglia. Le scelte dipendono da dati ecografici, per definire l'esatta età gestazionale, dalla vitalità al momento del parto Non siamo notai».

Contrario alle raccomandazioni Mario De Curtis, primario neonatologo del Policlinico Umberto I: «Non si è mai sicuri dell'età gestazionale né si può prendere in pochi attimi la decisione di assistere un neonato che, per la sua fragilità può essere poco reattivo. Ai danni dell'estrema prematurità possono aggiungersi quelli della mancata rianimazione. Ritengo necessario scegliere solo dopo aver avviato la terapia intensiva». All'Umberto I negli ultimi tre anni sono nati 26 bambini sotto le 25 settimane. Dei 14 rimasti in ospedale (altri dodici sono stati trasferiti a causa dell'insufficiente ricettività delle Unità di rianimazione), sei sono sopravvissuti (fra loro nessuno di 22) e sono in buone condizioni. Al Careggi di Firenze, nel centro di Firmino Rubaltelli, dal 2004 al 2007, ricoverati in terapia intensiva 67 bambini di 23-25 settimane, sopravvivenza del 60%.


Prematuri: più maschi che femmine

Da uno studio su neonati di 20-40 anni fa nuovi dati sui maggiori rischi di mortalità. «Ma oggi è molto diverso»


 bambini nati prematuri avrebbero un rischio cinque volte maggiore di morte nei primi anni di vita rispetto agli altri. Nascono più prematuri maschi rispetto alle femmine. E i parti cesarei sono più frequenti quando il nascituro è maschio. Sono i dati forniti da due studi distinti, uno norvegese e uno americano. Il primo, pubblicato dal Journal of the American Medical Association, ha analizzato i dati di più di 1.160.000 nati in Norvegia tra il 1966 e il 1988, seguendone la vita fino al 2004.
Secondo quanto rilevato dai ricercatori per i maschi nati tra la 22esima e la 27sima settimana (la gestazione completa è intorno alle 39-40 settimane misurate dal concepimento) il rischio di morte entro i sei anni è risultato cinque volte più alto, mentre fra i sei e i tredici anni la mortalità è di stata di sette volte più alta. Per le bambine invece il rischio è stato di dieci volte più alto per la morte entro i sei anni, mentre non ci sono state morti tra i sei e i tredici. Secondo lo studio, anche il tasso di riproduzione viene influenzato dalla nascita: per i maschi nati tra le 22 e le 27 settimane è del 75% più basso degli altri, mentre per le donne lo è del 67%. Le donne nate premature hanno, infine, un maggior rischio di avere a loro volta figli prematuri, mentre i maschi no.

«MA OGGI E' DIVERSO» - «Si tratta di uno studio molto importante dal punto di vista della solidità statistica» spiega il professor Claudio Fabris, presidente della Società Italiana di Neonatologia e primario di Neonatologia all'ospedale Sant'Anna, di Torino. «Prima di tutto per il grande numero di casi analizzati e poi per il lungo follow-up, cioè per il notevole lasso di tempo in cui i neonati sono stati controllati». «Da questo punto vista lo studio arrichisce senza'altro il corpus delle conoscenze sull'argomento. D'altro canto però non deve però suonare come una cattiva notizia per i genitori che hanno avuto un bambino nato prematuro o che dovessero averlo in futuro, perchè questo studio si riferisce a bambini nati fra 40 e 20 anni fa, e da allora i progressi nell'assistenza ai prematuri sono stati enormi, offrendo ben altre prospettive».

PIU' CESAREI SE IL BAMBINO E' MASCHIO - Il secondo studio, pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), ha invece analizzato i dati di 15 Paesi industrializzati tra i quali Italia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Australia, Giappone, concludendo che i neonati di sesso maschile hanno il 60% in più delle possibilitá di nascita prematura. Non solo, se il neonato è maschio è più facile che si renda necessario il cesareo. Dal 1970, spiegano gli scienziati, il numero di parti cesarei è passato dal 5% al 20% in media. Con una frequenza, in caso di bambini di sesso maschile, superiore del 20%. Il divario in termini di mortalitá infantile tra i due sessi aveva raggiunto il livello più alto nel 1970, con il 30% in più a scapito dei maschietti. La disparitá, però, si è ridotta nel corso degli anni, grazie ai progressi medici, soprattutto per quanto riguarda il cesareo, e all'aumento del numero di reparti di terapia intensiva neonatale.






 




permalink | inviato da coccolina84 il 25/4/2008 alle 20:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 aprile 2008
ESPERIENZE

Queste esperienze che sono scritte qui..sn esperienze che mi hanno raccontato...
sono vere...me le hanno raccontate in forum e altri posti..
Se volete raccontare le vostre esperienze su questo argomento...se lo siete voi o siete mamme e papà di un bebè nato cs o avete avuto a che fare con un prematuro
per vederle qui...scrivetemelo nei commenti....







 



 




permalink | inviato da coccolina84 il 25/4/2008 alle 1:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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